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Vigile del fuoco morì durante un soccorso. Cassazione condanna Ministero al risarcimento

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La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero degli Interni sul caso di Simone Mazzi, il vigile del fuoco aretino morto a 29 anni durante un soccorso, quasi 22 anni fa. Adesso alla famiglia spetta il risarcimento stabilito, in sede civile, con la sentenza di primo grado a cui il Ministero aveva fatto ricorso, prima in Appello poi in Cassazione.
Simone era un vigile del fuoco in forza presso il comando di Arezzo. Era il 28 gennaio 2003 quando, durante un intervento, venne calato con una barella per soccorrere un camionista finito fuori strada e ferito alla schiena. Il cavo si ruppe e il bozzello finì sulla testa del pompiere, uccidendolo sul colpo.
Dopo le assoluzioni in sede penale, in sede civile l’attenzione si era spostata sulle responsabilità del datore di lavoro, ovvero il Ministero degli Interni. La sentenza di primo grado aveva stabilito che ai vigili del fuoco aretini era stato fornito “un mezzo intrinsecamente pericoloso, omettendo di compiere i doverosi e indispensabili controlli sul medesimo mezzo”. Il Ministero era stato quindi condannato a corrispondere ai familiari di Simone, la madre e il fratello, un risarcimento.
Il Ministero però era ricorso, prima in Appello e poi in Cassazione, contro la sentenza.
La terza sezione civile della Suprema Corte, ha rigettato il ricorso condannando il Ministero al risarcimento verso la famiglia e alla rifusione delle spese legali. “Questa sentenza stabilisce definitivamente la verità, Simone perse la vita a causa del malfunzionamento della gru a cui era agganciato durante le operazioni di soccorso, su cui non era mai stata effettuata manutenzione e seguendo una procedura non idonea – afferma il fratello Luca Mazzi - la responsabilità del Ministero dopo più di 20 anni di processo è stata definitivamente stabilita. Non fu una sfortunata fatalità. Fu un atto di coraggio di un eroe, mandato in prima linea senza le necessarie sicurezze. Quella di oggi è una vittoria non solo per noi, per Simone ma anche per il corpo dei vigili del fuoco, perché Simone sarà ricordato non solo come un eroe ma anche come un monito allo Stato perché non ci siano altri episodi come questo, perché sia garantita sempre la sicurezza nei luoghi di lavoro, soprattutto per chi è sempre in prima linea come i vigili del fuoco”. Soddisfazione anche da parte del collegio difensivo della famiglia di Simone Mazzi, assistita dallo studio degli avvocati Roberto e Simone De Fraja di Arezzo e Vincenza Saltarelli. “Siamo veramente soddisfatti – afferma l'avvocato Simone De Fraja - dopo oltre vent’anni una famiglia ha potuto avere un riconoscimento da parte dello Stato”.

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