“La giustizia in scena. Diritto e potere in Eschilo e Sofocle”, una riflessione con Emanuele Stolfi
ArezzoTv
Perché le opere di Eschilo, Sofocle ed Euripide vengono tutt’oggi rappresentate sui teatri di tutto il mondo e continuano ad appassionarci? Perché la loro messa in scena suscita sempre emozioni viscerali, che ci fanno inabissare nel profondo di noi stessi? Una risposta viene data da Emanuele Stolfi, docente di Diritti greci e Diritto e letteratura nell’Università di Siena nel suo ultimo libro: La giustizia in scena, Diritto e potere in Eschilo e Sofocle. In questo libro la tragedia greca viene letta come un inquieto laboratorio della coscienza civile, quindi anche giuridica e politica, dell’Occidente, ove l’intreccio fra mito e attualità del V secolo a.C. solleva questioni con cui ancora dobbiamo misurarci, come uomini e come cittadini. Si discute della natura ambivalente del potere, sempre sul punto di degenerare in tirannide o di dar corpo all’incubo della guerra civile, e delle irrisolte criticità della democrazia e dell’uso della parola. Quest’ultima è in grado di persuadere e conciliare, ma anche soverchiare e irretire. Dal fondo cupo di violenza e terrore in cui talvolta si specchiano gli assetti istituzionali, alla ricerca di criteri che definiscano la responsabilità dell’individuo.