Arresto cardiaco, il ruolo centrale della scuola. "Esportiamo il progetto Arezzo cuore in Italia"
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“È un progetto che parte dal mondo sanitario, ma per essere realizzato e completato, per arrivare a tutti i cittadini, le manovre di rianimazione cardiopolmonare devono essere insegnate a scuola”.
Non ha dubbi Simone Nocentini, direttore della Centrale operativa 118 di Arezzo, sul ruolo centrale della scuola per salvare più vite possibili in caso di arresto cardiaco.
Arezzo come modello nazionale ieri nella Sala dei Grandi del palazzo della Provincia per capire come “esportare” il progetto “Arezzo Cuore” in tutta Italia.
L’iniziativa dal titolo “La Scuola come strumento di educazione alla cultura della rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione: un modello sostenibile e realizzabile con la rete dei Coordinatori e Docenti di Scienze motorie”, era promossa da Provincia di Arezzo, Italian Resuscitation Council (IRC), Asl Toscana sud est e Ufficio Scolastico Regionale Toscano.
La scuola è un presidio strategico per la diffusione capillare delle competenze salvavita, come l’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici e le manovre di primo soccorso. L'esperienza aretina, nata nel 2010 grazie alla sinergia fra Centrale operativa 118, Asl, Prefettura, Fondazione Cesalpino e Centro di formazione Etrusco, ne è la prova.
Numeri alla mano sono stati 20mila gli studenti che hanno conseguito il brevetto Blsd, molti di più coloro che ogni anno ricevono formazione fin dalle scuole elementari.
“Una cosa mi ha colpito più di altre – ci racconta Alessandro Incitti (studente) - le manovre fatte su bambini piccoli o neonati. Non mi aspettavo che si dovessero usare soltanto due dita”.
Quanto alle vite salvate ad Arezzo siamo al 40% dei pazienti colpiti, viene specificato, da arresto cardiaco “non traumatico”, contro una media nazionale del 10%. Oltre 350 gli insegnanti di scienze motorie formati. Il loro è un ruolo centrale, è stato ribadito. Adesso si cerca di esportare questo modello in tutto il territorio nazionale.
“La salute non è solo patrimonio individuale, è un patrimonio collettivo – ha detto il Dg della Asl Tse Marco Torre - per essere affrontata e sviluppata in modo operativo ha bisogno di un partnership tra le istituzioni. La scuola e l'azienda sanitaria collaborano da tempo, ad Arezzo hanno sviluppato negli anni un modello che vogliamo esportare”. Una volontà che è già diventata realtà e che dal prossimo anno scolastico potrebbe passare all'operatività.
“Tanti uffici scolastici regionali si sono già mossi – conferma Luciano Tagliaferri direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Toscana - lo vogliamo ratificare e far partire magari con un evento, il prossimo anno scolastico, in modo che diventi una buona pratica diffusa in tutte le scuole”. Un modello comunque ancora perfettibile. “Mancano ancora alcuni strumenti a livello nazionale - conclude Nocentini – ad esempio una app che riesca a facilitare l'accesso al soccorso da parte di tutti e alla ricerca del defibrillatore”.