Vertenza polizia locale ad Arezzo, sindacati spaccati. Confermato lo sciopero
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E' spaccatura tra i sindacati per le questioni della vertenza della polizia locale ad Arezzo, che vanno dalla sede che verte in condizioni inaccettabili, alla mancanza di dispositivi di protezione individuale, fino alla richiesta (contestata) di effettuare servizi di controllo nelle cosiddette zone rosse della città, senza la presenza di altre forze di polizia.
Punti condivisi dai sindacati, ma è sulle modalità con cui si è deciso di rivendicarli, che si registra una profonda spaccatura tra le sigle sindacali.
Da una parte CSA RAL – CSA Dipartimento Polizia Locale di Arezzo, che ha indetto e confermato lo stato di agitazione e lo sciopero in occasione della Giostra del Saracino del 6 settembre e la Fp Cgil con i relativi componenti della RSU che, sempre nel giorno della Giostra, ha indetto un'assemblea. Dall'altra Cisl Fp e Uil Fpl, anche loro con i componenti della RSU, che prendono le distanze dallo sciopero e dalle assemblee convocate nel giorno della Giostra.
I motivi li hanno spiegati in una conferenza stampa che si è svolta ieri.
“Non condividiamo questo innalzamento del livello di lotta sindacale, questo ha portato a una spaccatura del tavolo sindacale – afferma Maurizio Milaneschi Fp Cisl Arezzo - insieme ai colleghi della UIL, rivendichiamo, anche all'interno della RSU, di dover aprire un tavolo sindacale con l'amministrazione comunale, ma la Giostra del Saracino non è il terreno su cui rivendicare e cercare di risolvere i problemi dei dipendenti di questo comune, a partire dalla polizia locale”.
Quanto ai servizi appiedati in Piazza della Badia, fortemente criticati dalla Cgil, anche Cisl e Uil confermano la loro contrarietà, ma attendono il piano dal parte dell'ente.
“Non siamo stati d'accordo su questi due turni svolti in piazza della Badia – conferma Milaneschi - ricordo però che in uno di questi era presente anche il comandante Menguzzo. Abbiamo stigmatizzato quanto accaduto, ma quello su cui misureremo questa amministrazione, è il regolamento sulla sicurezza, su cui il sindaco sta ancora lavorando”.
Quindi l'attesa per un confronto con l'ente. “Nella contrattazione sindacale che si aprirà a breve abbiamo ampia rassicurazione da parte dell’amministrazione di poter aprire un confronto sulla questione regolamento della sicurezza e su tutte le altre richieste che provengono dai dipendenti del comune – prosegue Milaneschi - in quel tavolo saremo rigorosi sul rispetto delle regole e pronti a qualsiasi iniziativa ma riteniamo inutile dannoso e poco comprensibile alzare il livello dello scontro sindacale a poco più di 2 mesi dall’insediamento della nuova Giunta”.
Diametralmente opposta la posizione del sindacato CSA RAL – CSA Dipartimento Polizia Locale, che sempre ieri in una conferenza stampa, ha confermato la volontà di andare avanti con la proclamazione dello sciopero, sottolineando di aver atteso anche troppo una convocazione da parte del Comune di Arezzo, che non c'è stata.
Mostrate anche le foto delle condizioni dell'attuale comando della Pm in via Setteponti: piccioni morti, escrementi e fuoriuscita di acque scure.
“Questi sono fatti, foto alla mano – conferma Roberto Prestigiacomo coordinatore provinciale Csa - fatti cristallizzati nella cronistoria di questa vertenza. Noi abbiamo avuto molta pazienza.
Lo stato di agitazione è stato indetto lo scorso 17 maggio. Il primo tentativo di conciliazione in Prefettura è stato negativo. Poi ci sono state le elezioni amministrative, quindi il sindaco Comanducci ci aveva dato appuntamento per il 5 di agosto, poi ha disdetto”. Il sindacato ha sottolineato la violazione dell'accordo raggiunto nel 2025 che, in quel caso, scongiurò lo sciopero e come “motivo aggiuntivo” l’impiego del personale della polizia municipale di Arezzo, in contesti di ”malamovida” (vedi Piazza della Badia) che dovrà, secondo il sindacato “avvenire sempre in connotazione interforze con le Forze dell’Ordine”. “La politica non può dire “siamo arrivati da tre mesi” - conclude Prestigiacomo - in quanto nel nostro ordinamento esiste un principio cardine “la continuità amministrativa”. Sono pertanto i dirigenti/datori di lavoro che, coordinati dal Segretario generale, avrebbero dovuto risolvere definitivamente queste gravi criticità”.