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Malattie respiratorie, l'ospedale San Donato al cetro dell'alta formazione per gli infermieri

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L'ospedale San Donato di Arezzo ancora al centro dell'alta formazione, per la prima volta in Italia, dedicata al personale infermieristico. L'ambito è quello delle patologie respiratorie e il momento formativo, ospitato dalla Biblioteca dell'ospedale aretino, riguardava uno specifico reparto: l'UTIP (unità di terapia intensiva pneumologica). Il corso dal titolo “Applicazione nella pratica quotidiana dei principi e delle procedure dell'evidence based practice (EBM-EBN-EBP)” vedeva come responsabile scientifico il dottor Raffaele Scala, Direttore U.O.C Pneumologia e Terapia Intensiva Pneumologica dell'ospedale San Donato di Arezzo e presidente AIPO-ITS/ETS (Associazione italiana pneumologi ospedalieri). Gli infermieri hanno partecipato da tutta Italia.
“Si tratta di una iniziativa formativa fortemente voluta e dedicata esclusivamente al personale infermieristico – afferma il Dott. Raffaele Scala direttore del reparto di Pneumologia dell'ospedale San Donato di Arezzo - una figura, quella dell'infermiere, che ha un ruolo chiave nella gestione delle patologie respiratorie in area critica, in particolar modo nel contesto delle UTIP. Devo ringraziare soprattutto la mia equipe infermieristica, la mia coordinatrice, perché effettivamente è un prodotto di formazione dedicato agli infermieri a livello nazionale.
Il primo esperimento in questo senso, per quanto riguarda quelle che sono le tecniche di monitoraggio e di assistenza respiratoria con ventilatori, alti flussi e tracheostomia in pazienti critici”. Una giornata che ha rappresentato un motivo di orgoglio per il personale infermieristico aretino che fa formazione in questo settore della pneumologia.
“Sicuramente oggi è una giornata fondamentale per la figura dell'infermiere perché vediamo l'infermiere come professionista altamente specializzato in tutto il processo di assistenza – afferma Manuela Caneschi Coordinatrice infermieristica della pneumologia e UTIP – mettiamo al centro il benessere del paziente, da un punto di vista olistico. Non solo una pratica tradizionalista, ma una pratica professionale e responsabile incentrata a riconoscere i bisogni dei pazienti in terapia intensiva pneumologica”. Un passo in avanti importante per la figura dell'infermiere, che dunque parte proprio da Arezzo. “Attraverso degli interventi mirati, dovremo raggiungere degli obiettivi che saranno misurabili formulando delle diagnosi infermieristiche – continua Caneschi - per cui, per la prima volta, anche il professionista infermiere si trova ad entrare nella pratica clinica formulando delle diagnosi specifiche. Ringrazio il nostro direttore, il dottor Scala, che è sicuramente il primo promotore di questo incontro e il primo che ha creduto nell'importanza del lavoro di squadra. Una sinergia di tutte le figure che ruotano intorno al paziente pneumologico: medico, infermiere, fisioterapista. Siamo una bella squadra”.
Intanto si sta osservando da vicino, anche ad Arezzo, cosa sta accadendo nel mondo: i casi di Hantavirus. Niente allarmismo.
“Noi sicuramente rimaniamo aggiornati su tutte quelle che sono le patologie acute polmonari, quindi polmoniti legate ad agenti infettivi contagiosi e quindi li andiamo a monitorizzare nel contesto di quelli che sono i dati al momento disponibili nazionali e internazionali – afferma Scala - in particolar modo una recente direttiva ministeriale ci indica certamente un livello basso di trasmissione, però è chiaro che va sempre mantenuto un alto livello di attenzione”.
Buona norma, sempre, proteggere le persone più fragili a causa della persistente circolazione di molti virus e batteri.
“Abbiamo avuto sicuramente influenza, virus respiratorio sinciziale o anche germi multi resistenti per i quali bisogna comunque mantenere molto elevato il livello di attenzione, soprattutto per noi stessi e per i nostri pazienti - conclude Scala - quindi sicuramente nel momento in cui ci troviamo in ambienti affollati, in ambienti in cui c'è un'alta potenzialità di trasmissione per via aerea, le persone più fragili dovrebbero sempre avere con sé un dispositivo di protezione che possa ridurre l'attecchimento di questo tipo di infezioni”.

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